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Paola Big A$$

di Giuseppe Della Misericordia
regia Andrea Brancone
assistente alla regia Ylenia Mazzamuto Raviola
con Angelo Benincasa, Pietro Esposito, Giulia Melis, Roberta Serrati

Grafica: Valeria Sciacca

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Un progetto B&M Lab – Milano​​​

Sinossi

Luca ha finalmente trovato un lavoro: un’agenzia lo assume per chattare con i fans della modella Paola Big Ass, fingendosi lei, per vendere foto e video porno e contenuti personalizzati a clienti con le perversioni ed esigenze più diverse.  Non ha il coraggio di dirlo alla sua compagna Elena e inizia una doppia vita che in poco tempo lo cambia profondamente, portandolo a sovrapporre reale e virtuale,. Finché lei, un giorno, trova il Manuale che l’agenzia gli ha dato per imparare a chattare. La crisi tra i due, finora soltanto sotterranea, esplode inevitabilmente, portandoli a chiedersi chi siano e cosa vogliano realmente.

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Note di regia

Questo spettacolo parla anche di corpi.
Un corpo in vendita e corpi eccitati che lo comprano.
Corpi che compensano le proprie mancanze attraverso l’illusione dell’acquisto immediato, dell’accesso istantaneo, della gratificazione a portata di click.L'idea è di rappresentare non solo le chat, ma restituire voce, corpo e presenza scenica ai clienti di Paola, e a Paola stessa.
Il pubblico non assiste solo a uno scambio virtuale: entra nella mente di Luca, dentro le sue proiezioni, fantasie, allucinazioni, che via via prendono forma. Paola, inizialmente solo un avatar, si fa sempre più reale, presente, sensuale.
All’inizio Luca studia un manuale. Impara a memoria le parole della seduzione.
Ma con il tempo non ha più bisogno di leggerle.
Le interiorizza. Le vive.
Sa come gestire i clienti, come stuzzicarli, come farli spendere, come creare in loro il bisogno stesso.
E così, quel lavoro nato per necessità economica, invade lentamente ogni ambito della sua vita: entra nella relazione con Elena, nel suo modo di desiderare, di toccare, di parlare.
Dove finisce il lavoro e dove inizia l’intimità?
Cosa resta di Luca, quando il personaggio che interpreta diventa parte di lui?
In scena ho voluto dare fisicità alle proiezioni mentali di Luca: i personaggi che lui immagina, manipola, desidera o teme sono presenti sul palco, visibili, tangibili, esposti allo sguardo del pubblico (i guardoni).
E allora la domanda finale resta sospesa: È ancora Luca a impersonare Paola? O è Paola che si è impadronita di Luca, corpo, voce e desiderio?

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Nota dell’Autore

Ci sono Agenzie che gestiscono i profili delle modelle di Onlyfans e assumono chatter che chattano al loro posto, ingannando gli iscritti. Appena sono venuto a conoscenza di questa storia ho saputo che volevo raccontarla: mi è sembrata una morbosa specie di Cyrano capovolto. Se il teatro è, fin dalle sue origini, maschera e finzione, allora questa storia è teatro. Se il teatro racconta e interpreta la società, allora questa storia racconta una società che non si è mai vista prima, una società dove la maschera viene esasperata al punto da diventare parte fondante e predominante.

Vediamo la maschera, intesa come dissimulazione della propria identità, intrecciata con il meccanismo stesso dei social e del social sessuale per eccellenza: Onlyfans.

Anche se risulta chiaro il riferimento, la piattaforma non viene mai citata esplicitamente, perché lo spettacolo vuole raccontare una storia esemplare, composta da tante storie di umanità esemplare. E vuole raccontare il percorso psicologico dei protagonisti, ricostruito con ricerche sul campo e con consulenze psichiatriche e psicologiche.

C’è la storia del chatter, il cui cervello si modifica, anche sotto il profilo biochimico, in poco tempo, fino a sovrapporre virtuale e reale, finzione e realtà, lavoro e relazione con la compagna. C’è la storia della sua compagna, sconvolta al punto da interrogarsi su chi sia davvero e su chi vorrebbe essere. C’è la storia di Paola, la modella, che deve tutti i giorni fare i conti con le proprie scelte e la propria identità: criticata, odiata e ammirata da una società forse ipocrita. Ci sono poi le infinite storie dei clienti, le infinite storie delle perversioni umane, delle miserie, degli slanci, delle solitudini.

C’è poi la storia del pubblico, che a un certo punto viene “scoperto” dai personaggi perché si sentono osservati. Gli spettatori sono quindi dei guardoni che spiano le vicende dei protagonisti, perché chi guarda è un guardone e questa è la società del voyerismo patologico: possiamo guardare tutto degli altri, e lo facciamo, famosi e non, conosciuti e sconosciuti, possiamo spiare tutto, dalle foto delle vacanze alle foto degli amplessi.

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